Der Duft der verlorenen Zeit: Proust, Cannabis und die Neurowissenschaft der Erinnerung

Il profumo del tempo perduto: Proust, la cannabis e le neuroscienze della memoria

Pensatore all'incrocio tra filosofia, ricerca sulla coscienza e strategia di marca. Autore di saggi apprezzati a livello internazionale e consulente per processi di comunicazione di spessore.

Dr. Sebastián Marincolo

Pensatore all'incrocio tra filosofia, ricerca sulla coscienza e strategia di marca. Autore di saggi apprezzati a livello internazionale e consulente per processi di comunicazione di spessore.

Inhaltsverzeichnis

«Ma nel momento stesso in cui il sorso misto alle briciole del dolce toccò il mio palato, trasalii, attento a qualcosa di straordinario che stava accadendo dentro di me.»

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto (1913)

Che si tratti del profumo di un fiore di cannabis vaporizzato o dell'aroma complesso di una tisana alla canapa appena preparata: ciò che ci colpisce subito in questi momenti, molto prima di percepire consapevolmente un odore, non è soltanto una stimolazione chimica delle cellule sensoriali. È l'inizio di un'affascinante cascata neurobiologica che conduce nel profondo delle regioni più antiche del nostro cervello. Questa cascata non modifica solo la nostra percezione, ma influenza anche ricordi, emozioni e forse processi fisiologici in tutto il corpo.

Proust: a caccia del tempo perduto con sostanze psicoattive

 

Il monumentale ciclo di romanzi di Marcel Proust Alla ricerca del tempo perduto (1913–1927) è forse il più celebre monumento letterario al potere della memoria sensoriale. In fondo l'intera opera è una caccia: la riconquista sistematica di momenti di vita dimenticati grazie alla forza dei ricordi involontari, suscitati da sapori, odori e contatti.

Nel gennaio 1909 Proust visse l'esperienza chiave che sarebbe diventata il nucleo dell'opera della sua vita: una fetta biscottata intinta nel tè, trasformata nel romanzo nella celebre madeleine, lo riportò involontariamente all'infanzia (1). Da questa singola esperienza sviluppò la sua teoria di due forme di memoria: il ricordo consapevole e volontario e quello spontaneo e involontario (la mémoire involontaire).

Meno noto è che Proust non era un viandante inesperto in quelle che lo storico britannico Richard Davenport-Hines, in Proust at the Majestic (2), chiamò le «meravigliose giungle dell'inconscio». Per tutta la vita Proust consumò una sorprendente gamma di sostanze psicoattive, tra cui caffeina, oppiacei, barbiturici, nitrito di amile e adrenalina, e molto probabilmente anche cannabis. Nel 2006 Graham Robb osservò sulla New York Review of Books che la varietà delle sostanze confluite nella nascita della Recherche era «probabilmente senza pari nella letteratura francese» (3). Per Davenport-Hines il consumo abituale di sostanze di Proust era anche un modo per «alimentare le sue esplorazioni nelle eccitanti, meravigliose giungle dell'inconscio».

Il modello letterario di Proust era un poeta che conosceva di certo bene la cannabis per esperienza diretta: Charles Baudelaire. Nei suoi saggi letterari Contre Sainte-Beuve (scritti nel 1908–1909, pubblicati postumi nel 1954) Proust rende ampio omaggio a Baudelaire e lo definisce «il più grande poeta del XIX secolo» (4). Baudelaire, a sua volta, fu una delle figure centrali del Club des Hashischins, che dal 1844 al 1849 si riuniva regolarmente all'Hôtel Pimodan, sull'Île Saint-Louis a Parigi. Fondato dallo psichiatra Jacques-Joseph Moreau de Tours come esperimento scientifico, questo circolo riuniva l'élite letteraria francese: Théophile Gautier, Alexandre Dumas, Victor Hugo, Gérard de Nerval, Honoré de Balzac, Eugène Delacroix. Nel 1845 Moreau pubblicò con Du hachisch et de l'aliénation mentale la prima monografia scientifica al mondo su una sostanza psicoattiva (5). Baudelaire stesso raccolse le sue esperienze in Les Paradis Artificiels (6), un'opera che Proust conosceva e apprezzava, come è documentato.

Nell'opera principale di Proust la cannabis è citata esplicitamente. Nel terzo volume, Le Côté de Guermantes (I Guermantes), Proust descrive il «giardino segreto in cui crescono come fiori sconosciuti i diversi tipi di sonno, provocati dallo stramonio, dalla canapa indiana, dai molteplici estratti dell'etere (il sonno della belladonna, dell'oppio, della valeriana), fiori i cui petali restano chiusi finché lo straniero predestinato non giunge ad aprirli con un tocco e a liberare per lunghe ore l'aroma dei loro sogni particolari» (7).

L'opera di Proust non è quindi soltanto il testo letterario per eccellenza sul potere evocativo dei profumi. Si inserisce anche in una tradizione parigina che esplorò il rapporto tra coscienza, memoria ed effetti delle piante in modo più sistematico di quasi ogni altra epoca.

Il cervello olfattivo: una linea diretta con il sistema limbico

 

Su una superficie di appena cinque centimetri quadrati circa di mucosa olfattiva, nella parte superiore della cavità nasale, l'essere umano possiede tra i 20 e i 30 milioni di cellule olfattive. Queste portano circa 400 tipi diversi di recettori olfattivi, codificati dalla più grande famiglia di geni contigui del genoma umano (8). Per questa scoperta fondamentale Linda Buck e Richard Axel ricevettero nel 2004 il premio Nobel per la fisiologia o la medicina. Secondo le stime, l'essere umano è in grado di distinguere più di mille miliardi di composizioni odorose diverse (9).

Ciò che rende l'olfatto anatomicamente unico è il suo accesso diretto al cervello. Mentre tutte le altre impressioni sensoriali (vista, udito, tatto, gusto) passano prima attraverso il talamo, prima di diventare consapevoli, i segnali olfattivi seguono una via privilegiata e diretta: attraverso il bulbo olfattivo raggiungono l'amigdala, il centro emotivo del cervello, e l'ippocampo, la struttura centrale della memoria (10). Proprio questo è il motivo neurobiologico per cui un profumo può riportarci in una frazione di secondo a un tempo dimenticato da molto.

Il «fenomeno Proust»: perché i profumi suscitano ricordi così forti

 

Ricerche sistematiche confermano ciò che Proust descriveva in modo intuitivo. I ricordi suscitati dagli odori si distinguono chiaramente da quelli evocati da stimoli visivi o acustici. Sono più antichi, più emotivi, più vividi e più rari. I ricercatori riassumono queste caratteristiche nell'acronimo LOVER: Limbic, Old, Vivid, Emotional, Rare (11). Studi di fMRI hanno mostrato che nei ricordi autobiografici evocati dagli odori l'amigdala e la regione dell'ippocampo si attivano in modo significativamente più forte che con stimoli visivi paragonabili (10). Un successivo studio di caso ha documentato in modo impressionante che la stimolazione elettrica diretta dell'amigdala può scatenare immediatamente il fenomeno Proust (12).

Già una delle prime rassegne confermava che i ricordi evocati dall'olfatto non sono solo più antichi, ma anche sensibilmente più emotivi dei ricordi legati ad altri canali sensoriali (13). Studi più recenti completano questi risultati: esperienze di nostalgia evocate dagli odori possono avere effetti misurabili sul sistema immunitario e interagire con il rilascio di determinate citochine (14). L'olfatto non è quindi un rilevatore chimico passivo, ma un viaggiatore biologico nel tempo con effetti su tutto il corpo.

Cannabis e memoria episodica: un'osservazione antica, un'ipotesi nuova

 

In molti dei miei libri, come What Hashish Did to Walter Benjamin (15), The Art of the High (16) ed Elevated. Cannabis as a Tool for Mind Enhancement (17), descrivo un fenomeno che molti consumatori di cannabis riferiscono da secoli, Proust e i letterati del suo tempo compresi: durante un high ben dosato la memoria episodica, cioè la memoria degli episodi della propria vita, non sembra indebolita ma intensificata. I consumatori parlano di ricordi più ricchi di dettagli di episodi lontani, di immagini interiori più vivide e di momenti di rievocazione emotivamente più intensi.

Nel mio lavoro ho formulato l'ipotesi che questi racconti descrivano una migliore capacità di ricordare, nata da una complessa interazione di altri effetti della cannabis sulla nostra coscienza. Molti consumatori descrivono per esempio un'iperfocalizzazione dell'attenzione e una maggiore capacità immaginativa durante l'high. Insieme, questi effetti potrebbero aiutarci a immedesimarci più facilmente nel nostro io di un tempo durante un high e a rivivere ricordi lontani. L'iperfocalizzazione sui nostri ricordi potrebbe poi permetterci di coglierne più dettagli.

Finora resta però senza risposta un'affascinante domanda successiva: i componenti aromatici della cannabis e della canapa, cioè i terpeni, gli esteri e i composti volatili dello zolfo di cui ho parlato nell'articolo sull'aroma della cannabis, potrebbero dare un contributo autonomo all'intensità, alla nitidezza dei dettagli e al richiamo (recall) dei contenuti della memoria?

Dal punto di vista neurobiologico l'ipotesi è plausibile: il collegamento diretto delle vie olfattive con ippocampo e amigdala significa che ogni tiro da un vaporizzatore, ogni sorso di tisana alla canapa e ogni apertura di una confezione di fiori invia stimoli olfattivi direttamente proprio a quelle regioni cerebrali responsabili del consolidamento e del richiamo dei ricordi emotivi. Se e in che misura questo effetto contribuisca davvero all'intensificazione della memoria descritta durante l'high non è ancora stato studiato in modo sistematico. Ma il «viaggio aromatico nel tempo» è un'ipotesi che merita ulteriori ricerche.

Hanns Hatt: i recettori olfattivi non si trovano solo nel naso

 

Una delle scoperte più sorprendenti degli ultimi due decenni la dobbiamo al fisiologo cellulare tedesco Hanns Hatt della Ruhr-Universität di Bochum. Dall'inizio degli anni 2000 Hatt ha dimostrato in decine di lavori che i recettori olfattivi non sono affatto limitati alla mucosa nasale. Si trovano nella pelle, nei capelli, nell'intestino, nella prostata, nei reni, nel cuore, negli spermatozoi e perfino nel cervello (18, 19). Questi recettori olfattivi «ectopici» o «extranasali» non producono odori consapevoli. Funzionano però come precisi rilevatori chimici che reagiscono a determinate molecole odorose e avviano quindi cascate di segnali cellulari.

Il gruppo di ricerca di Hatt ha mostrato, per esempio, che un aroma sintetico di legno di sandalo avvia nelle cellule della pelle, tramite il recettore olfattivo OR2AT4, processi coinvolti nella guarigione delle ferite (19). Altri gruppi hanno individuato recettori olfattivi nelle cellule intestinali, dove partecipano alla regolazione della peristalsi. Recettori olfattivi funzionalmente attivi sono stati identificati anche nei polmoni, nel sistema vascolare e perfino nelle cellule tumorali (20).

Possibili vie d'azione farmacologiche degli aromi della cannabis

 

Che cosa significa questo per la cannabis e la canapa? I composti aromatici, cioè terpeni come mircene, limonene, linalolo e β-cariofillene, ma anche esteri, composti volatili dello zolfo e flavonoidi, durante la vaporizzazione, l'infusione o l'assunzione orale entrano nel circolo sanguigno non solo attraverso il naso, ma anche attraverso i polmoni e l'apparato digerente. Lì potrebbero, in teoria, raggiungere e attivare recettori olfattivi extranasali in tutto il corpo.

Per alcuni terpeni della cannabis sono già stati dimostrati effetti molecolari diretti, anche se non principalmente tramite i recettori olfattivi: il β-cariofillene si lega ai recettori CB2 del sistema endocannabinoide (21), il linalolo interagisce con i recettori GABA e uno studio recente della University of Arizona ha mostrato che diversi terpeni della cannabis agiscono in modo cannabimimetico tramite i recettori CB1 (22). Uno studio clinico sull'uomo ha esaminato se il d-limonene vaporizzato possa attenuare l'effetto ansiogeno acuto del THC e ha trovato indizi in questa direzione (23). Quanto di tutto ciò passi per le vie recettoriali classiche e quanto forse anche per il vasto sistema dei recettori olfattivi extranasali è una questione di ricerca aperta. Allo stato attuale delle conoscenze non se ne possono trarre conclusioni cliniche certe.

Prospettive: un affascinante viaggio di ricerca

 

Per molto tempo scienza e medicina hanno guardato all'olfatto con sufficienza, come alla «Cenerentola» dei sensi, trascurandolo. Solo negli ultimi decenni abbiamo iniziato a capire quale affascinante sistema si nasconda dietro, come mostrano Hanns Hatt e i suoi colleghi: una rete chemosensoriale che si estende a tutto il corpo, modula le nostre emozioni e partecipa a molte altre funzioni mentali e fisiologiche.

La cannabis è una delle piante aromaticamente più complesse in assoluto. Oggi sappiamo che agisce, tra l'altro, sul sistema endocannabinoide umano, quel raffinato sistema di regolazione che governa una grande varietà di funzioni del corpo e della mente. Inoltre, l'aroma complesso della cannabis potrebbe racchiudere un potenziale ancora più ampio che la ricerca sta appena iniziando a esplorare, per esempio per quanto riguarda le alterazioni della coscienza, come la capacità di richiamare i ricordi in modo più intenso e dettagliato.

Ci aspetta un affascinante viaggio di ricerca. È ora di metterci in cammino.

Fonti scientifiche

 

1. Encyclopædia Britannica (2024). Marcel Proust. Britannica.com.

2. Davenport-Hines, R. (2006). Proust at the Majestic: The Last Days of the Author Whose Book Changed Paris. Bloomsbury, New York.

3. Robb, G. (2006). Proust in Paris. The New York Review of Books, October 19, 2006.

4. Proust, M. (1908–1909/1954). Contre Sainte-Beuve. Gallimard, Paris.

5. Moreau de Tours, J.-J. (1845). Du hachisch et de l'aliénation mentale: études psychologiques. Librairie de Fortin, Masson et Cie, Paris.

6. Baudelaire, C. (1860). Les Paradis Artificiels: Opium et Haschisch. Poulet-Malassis, Paris.

7. Proust, M. (1920/2003). Le Côté de Guermantes (The Guermantes Way). Tradotto da C.K. Scott Moncrieff und T. Kilmartin. The Modern Library, New York.

8. Buck, L. & Axel, R. (1991). A novel multigene family may encode odorant receptors: A molecular basis for odor recognition. Cell, 65, 175–187.

9. Bushdid, C. et al. (2014). Humans Can Discriminate More than 1 Trillion Olfactory Stimuli. Science, 343(6177), 1370–1372.

10. Herz, R. S. et al. (2004). Neuroimaging evidence for the emotional potency of odor-evoked memory. Neuropsychologia, 42, 371–378.

11. Larsson, M., Willander, J., Karlsson, K. & Arshamian, A. (2014). Olfactory LOVER: behavioral and neural correlates of autobiographical odor memory. Frontiers in Psychology, 5, 312.

12. Bartolomei, F. et al. (2017). The "Proust phenomenon": Odor-evoked autobiographical memories triggered by direct amygdala stimulation in human. Cortex, 90, 173–175.

13. Chu, S. & Downes, J. J. (2000). Odour-evoked Autobiographical Memories: Psychological Investigations of Proustian Phenomena. Chemical Senses, 25(1), 111–116.

14. Matsunaga, M. et al. (2013). Brain-immune interaction accompanying odor-evoked autobiographic memory. PLoS ONE, 8(8), e72523.

15. Marincolo, S. (2015). What Hashish Did to Walter Benjamin. Khargala Press, Stuttgart.

16. Marincolo, S. (2021). The Art of the High. Tredition, Hamburg.

17. Marincolo, S. (2023). Elevated. Cannabis as a Tool for Mind Enhancement. Hilaritas Press.

18. Spehr, M. et al. (2003). Identification of a testicular odorant receptor mediating human sperm chemotaxis. Science, 299(5615), 2054–2058.

19. Busse, D. et al. (2014). A synthetic sandalwood odorant induces wound-healing processes in human keratinocytes via the olfactory receptor OR2AT4. Journal of Investigative Dermatology, 134(11), 2823–2832.

20. Maßberg, D. & Hatt, H. (2018). Human Olfactory Receptors: Novel Cellular Functions Outside of the Nose. Physiological Reviews, 98(3), 1739–1763.

21. Gertsch, J. et al. (2008). Beta-caryophyllene is a dietary cannabinoid. Proceedings of the National Academy of Sciences, 105(26), 9099–9104.

22. LaVigne, J. E. et al. (2021). Cannabis sativa terpenes are cannabimimetic and selectively enhance cannabinoid activity. Scientific Reports, 11, 8232.

23. Spindle, T. R. et al. (2024). Vaporized D-limonene selectively mitigates the acute anxiogenic effects of Δ9-THC. Drug and Alcohol Dependence.

24. Gautier, T. (1846). Le Club des Hachichins. Revue des Deux Mondes, février 1846.

 

 

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